Utopia di Canal San Bovo

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Luogo: Scuola primaria di Canal San Bovo (classe II + classe IV)
Data: martedì 24 maggio 2016
Gruppo: 25 bambine/bambini
Filosofo: Luca Mori
Modalità di trascrizione: tutte le parti tra «…» sono da intendersi come citazioni letterali, verbatim, di quanto hanno detto bambine e bambini, di cui è stato inoltre riportato il nome ogniqualvolta la registrazione lo ha reso possibile. Le parti tra parentesi quadre […] sono precisazioni mie, per rendere meglio comprensibili gli elementi impliciti nelle frasi trascritte.
Letture consigliate dopo l’esperienza: Jean Giono, L’uomo che piantava gli alberi, Salani Editore. De L’uomo che piantava gli alberi si trova su YouTube anche un cartone animato completo della durata di circa 30 minuti, da vedere (inserendo il titolo come parola chiave per la ricerca); U. Eco, Storia delle terre e dei luoghi leggendari, Bompiani, Milano 2013
In aula con me: Insegnanti: Bruna Pollini, Daniela Bellot, Andreina Marcon, Federica Castellaz
Bambini: Veronica (II), Lucrezia (II), Simone (II), Walter (II), Samuele (II), Raniero (II), Vanessa (II), Mores (II), Nicole (II), Roberto (IV), Gloria (IV), Beatrice (IV), Giulia (IV), Angelica (IV), Arianna (IV), Caterina (IV), Aurora (IV), Christian (IV), Angela (IV), Manuel (II), Andrea (IV), Simone (II), Tiziano (IV), Giorgia (IV), Ionida (IV)

I primi bisogni

Ecco che il viaggio inizia, come al solito chiedendoci, come Socrate nella Repubblica di Platone, quali saranno i primi bisogni da soddisfare, o le prime cose di cui avremo bisogno. Ecco come ne parlavano i personaggi del dialogo platonico:

«Ma il primo e maggiore dei bisogni è quello di procurarsi il cibo in vista dell’esistenza, cioè della vita stessa». «Assolutamente». «Il secondo bisogno è quello dell’abitazione, il terzo dei vestiti e cose simili». «Sono questi». «Bene, dissi, come farà fronte la città a queste esigenze? Non ci sarà per la prima un contadino, per la seconda un muratore, per la terza un tessitore? E non vi aggiungeremo anche un calzolaio o qualcun altro che provveda alla cura del corpo?». «Certo». «Così la città, ridotta all’indispensabile, risulterebbe formata da quattro o cinque uomini». «A quanto pare» (Resp., 369d-e, trad. Vegetti).

 

Vediamo cosa dicono bambine e bambini di Canal San Bovo.

Vanessa: «Acqua e cibo».

Samuele: «Ossigeno».

Walter: «Delle case».

Mores: «Di trovare un rifugio per vivere».

Nicole: «Una lampada, perché se la casa è buia non puoi vedere».

Raniero: «Farsi dei vestiti».

Ecco i primi tre bisogni individuati da Socrate. Ora proseguiamo.

Gloria: «Collaborare tutti per costruire le case e per andare a prendere il cibo». Qui troviamo l’esigenza di un modo di stare insieme: collaborare.

Beatrice: «Di un re, di un capo che comandi tutto». Ci torneremo: questo è il bisogno del governo.

Walter: «Un posto per giocare».

Samuele: «Nuvole che tipo portino pioggia per fare crescere le piante, la neve e quelle cose lì».

Arianna: «Un porto per scambiare le merci con quelle che si hanno già e magari prendersi quelle che non hai».

Mores: «Trovarsi un lavoro».

Christian: «Il mezzo per spostarsi dall’isola, per andare a prendere le cose che servono per vivere».

Mentre parliamo, l’isola inizia a delinearsi, sembra prendere corpo: compaiono cose sull’isola e immagini di persone che si comportano in un certo modo, ad esempio collaborando nel costruire cose o nel procurarsi cibo.

Nicole: «[Avremo bisogno di] un orto».

Vanessa: «Avere soldi per comprare le robe». Forse però sarebbe meglio senza soldi. Bisogna pensarci un po’.

Samuele: «Qualche abitante, animali e quelle cose lì, tipo».

Animali di che tipo? «Tipo le scimmie e i volatili». Non pensava inizialmente ad animali da allevamento, ma si potrebbero portare anche alcuni di quelli.

Simone: «Si possono creare le cose anche senza soldi; perché anche senza soldi si possono creare le cose, ad esempio le case». Secondo Simone sarebbe meglio senza soldi, «così non ci vengono a derubare i soldi».

Giorgia: «Cercare altre forme di vita, che ci sono». Quindi iniziare a esplorare l’isola.

Andrea: «Degli animali per pascolare i prati: delle mucche, delle pecore e dei cavalli per tirare i tronchi».

Beatrice: «Riguardo alla cosa che ha detto la Vanessa, i soldi non servono perché magari uno ce ne ha tanti e quell’altro ce ne ha pochi». Da qui potrebbero nascere problemi sull’isola.

«Anche sempre riguardo alla Vanessa, che se tipo io voglio una casa, posso chiedere tipo alla Beatrice se mi aiuta a costruirla, invece di usare i soldi». Così Gloria, che aveva sottolineato già prima l’esigenza e l’importanza di collaborare.

Nicole: «Avere un cestino, così puoi buttare delle robe che non ti servono».

Ad Arianna viene in mente la raccolta differenziata.

Mores: «Prendere il cibo per poi venderlo alla gente dell’isola». Ma Mores non vorrebbe i soldi sull’isola: dunque “venderlo” diventa un “darlo”.

Walter: «L’elettricità, perché sennò com’è che facciamo ad accendere le lampadine?».

Lucrezia: «Non inquinare l’ambiente».

Cambiamo punto di vista. Ci sono cose, a cui siamo abituati e che normalmente ci circondano, che sarebbe meglio non portare sull’isola, per viverci bene?

Giulia: «Le macchine, perché inquinano l’aria e l’ambiente».

«Volevo dire la stessa cosa»… dice una bambina.

Beatrice: «Tipo le case con i fuochi che fanno troppo fumo che poi inquinano».

Mores: «E non buttare le bottiglie nel mare o il petrolio, per non inquinare».

Roberto: «Il cellulare, perché potrebbe causare invidia per chi non ce l’ha».

Vanessa: «Non prendere i soldi, perché sennò litigano per i soldi, perché qualcuno non li ha e qualcuno sì». Così Vanessa, che inizialmente aveva parlato dei soldi, mostra di avere cambiato idea, tenendo conto di quanto hanno detto alcuni suoi compagni.

Raniero: «Non portare armi o accendini o sigarette».

Samuele: «Portare certi cibi e certi no, perché certi potrebbero anche sporcare l’ambiente». Pensa ad esempio alle ciunge, le chewing-gum. Poi «non portare le cose che fanno male».

Walter: «Non buttare la plastica nel fuoco, sennò fuma e inquina tanto l’aria».

Christian: «Non buttare le cartacce del mangiare per terra».

Gloria: «Riguardo a quello che ha detto Roberto, sempre, siccome l’isola è bella, se la manteniamo pulita e non buttiamo rifiuti, invece di stare al telefonino possiamo tipo andare a farci una passeggiata e a nuotare un pochino». Roberto e Gloria sono d’accordo e portano due motivazioni diverse sull’utilizzo dei cellulari. Qui siamo a Canal San Bovo e attorno gli spazi per passeggiare non mancano: spazi aperti, boschi… Qui «anche se abbiamo molto spazio, ci attirano un po’».

Ci sono anche qui gli spazi per passeggiare, a Canal San Bovo, tantissimi.

Ionida non è tanto d’accordo sull’idea di non portare i cellulari sull’isola. Dire il perché, però, non è così semplice. Andrea non vorrebbe i cellulari: «sennò dopo i cellulari ti fanno restare lì a guardarli, a giocare». Angela è d’accordo: «non bisogna portare i cellulari, perché poi magari diventi dipendente e stai sempre là con il cellulare».

«Ma i telefoni a volte bisogna portarli perché se stai male lo devi dire a qualcun altro». Così Aurora.

Caterina: «Sì, in certi casi servono, perché se devi chiamare qualcuno per dirgli di portare qualcosa o anche, come dice lei, che sta male… devi dirglielo. Però si può anche non portare».

Veronica: «Le cose che esplodono», non andrebbero portate. Lucrezia e Simone: «come le bombe che distruggono l’ambiente».

Walter: «La benzina, perché se magari qualcuno la tiene al caldo, può esplodere e incendiare».

Samuele: «Sull’idea di non portare il telefono sono d’accordo un po’ sì e un po’ no. Un po’ sì, perché tipo se serve, se qualcuno è ferito, può telefonare, se c’è qualcuno lì vicino oppure al telefono, può chiamare un suo amico che così il suo amico chiama un altro. E non sono d’accordo di portarli, per sempre l’idea che ci si incantino lì sempre a giocare, che così si rovinano gli occhi e così si fanno lo stesso male». Dunque, possono essere utili quando ci si fa male ma ci possono fare male.

Samuele ritiene che si incantino «i bambini e i ragazzi un po’ più grandi perché ci giocano di più», mentre «gli adulti sono più seri». «Tranne mia mamma», dice qualcuno. Ma secondo altri si incantano tanto anche gli adulti.

Raniero: «Io non sono d’accordo che non bisogna portare il cellulare, perché se una persona maleducata che è sull’isola e ha fumato una sigaretta e non l’ha spenta, fa un incendio, chiami i vigili del fuoco». Sono utili per dare segnali di emergenza.

Vanessa: «Sono in dubbio perché tipo quando se uno è a casa, c’è un incendio, che qualcuno aveva delle sigarette ancora accese, poteva chiamare qualcuno; per non portare i telefoni perché sennò si incantano».

Mores: «E poi non uccidere gli animali, perché possono servire come mezzi di trasporto, invece che le macchine, i treni e gli aerei».

Nicole: «Non puoi portare le bombe, perché se tipo le hai in tasca e non te lo ricordi, e ti cascano nell’acqua, magari qualcuno la prende e magari muore».

Roberto: «Riguardo a quello che aveva detto l’Aurora, che se succedeva qualcosa per prendere il cibo, il cellulare non si prende, ma si potrebbe prendere quello fisso».

Gloria: «Io non sono sempre d’accordo su quello che hanno detto Aurora, Caterina e Roberto. Perché si possono anche trovare altri modi per comunicare velocemente».

Beatrice: «Avere nei paesi delle cabine telefoniche».

«Invece di stare davanti al telefonino, si possono trovare dei giochi da fare fuori all’aperto, invece di usare sempre il telefonino», ribadisce Gloria. Ma non si potrebbero portare i telefoni e imparare a usarli senza esagerare? Dice Gloria: «è troppo difficile».

«Per me no», dice Christian: «Perché a me i telefonini non mi attraggono tanto, perché voglio di più stare fuori nei boschi e nei prati e non stare dentro in casa a giocare con i telefoni».

Perché non è facile imparare a usarli senza esagerare? Una bambina, Gloria: «Perché me l’hanno regalato tempo fa per il mio compleanno e allora a quel punto io volevo sempre, ho sempre sognato di avere un telefonino e allora lo uso… lo uso poco perché mia mamma dice di non usarlo tanto e vado fuori a giocare. Però se mia mamma non me lo dicesse, giocherei tantissimo con il telefonino. È da poco che ce l’ho e allora…».

Beatrice: «Per me sarebbe difficile prendere i telefonini e imparare a non usarli, perché quando una persona, che magari fuori dall’isola aveva il telefono e ci giocava tanto, poi continua a giocarci anche lì e poi influenza gli altri e sono tutti lì che giocano». Dunque potrebbe esserci influenza e imitazione: ma non verrebbe voglia anche di imitare Christian che va per boschi e prati? «Sarebbe più bello andare insieme nei boschi: se tipo l’Arianna mi chiede a me di andare nei boschi, lo farei volentieri perché ho qualcuno con cui parlare; invece da sola non c’è tanto gusto perché non puoi parlare con qualcuno», dice Gloria.

Simone: «Non portare mezzi agricoli sennò inquini l’ambiente con il fumo».

In conclusione, sul tema più dibattuto, 21 bambine e bambini dicono che i cellulari con i giochi non andrebbero portati. Soltanto Simone pensa che vadano portati. Il tema è stato discusso molto in altri luoghi: vedi ad esempio l’UTOPIA DI BERGAMO. Anche qui viene in mente l’idea di portare telefonini semplici con i bottoni senza touch screen, così non c’è la possibilità di giocare e scaricare giochi.

Abitare sull’isola

Dopo avere inserito tra i primi bisogni anche scuola, famiglia e animali domestici, si inizia a discutere di come si potrebbe abitare sull’isola: come e dove andranno costruite le abitazioni?

Giorgia: «Allora, sarebbe meglio che si facessero un gruppo di case, perché se tipo uno ha bisogno, è troppo lontano da un’altra casa [se non si fa il villaggio]». Si chiama “paese” questo gruppo di case.

«In gruppo in un paese si può aiutare a andare in giro a prendere la legna per fare il fuoco e a prendere il cibo», aggiunge Manuel.

Aurora: «Tutti insieme [dovremmo abitare] che così puoi parlare di più e aiutarti di più».

Angela: «Come dice la Giorgia, è più bello magari fare un paese, però magari è anche bello fare sì un paese, ma anche qualche casa più distante».

Caterina: «Fare un paese, però dopo non stare sempre in quel paese, spostarsi in altri posti anche».

Beatrice: «Magari fare più di un paese. Tipo due o tre». Anche Arianna e Beatrice sono d’accordo.

Gloria: «Secondo me sarebbe meglio mettere tutte le case sparse: cioè, certi paesini, ma anche le case sparse, perché così l’isola diventa più bella, se ci sono tante case. Facciamo di fare alcuni paesi, tipo tre o due, ma certe case anche di farle sparse. Non so come spiegare: di fare dei paesi, ma le case di metterle anche sparse, così l’isola diventa più bella».

Roberto: «Secondo me, due o tre paesi, perché magari c’è una persona che vive nella collina, va col proprio pascolo alla collina, e invece una vive in cima alla collina; e invece quella che vive in bassa collina vorrebbe vivere in alto e così dopo litigano. [Quindi è meglio] fare un paese insieme». Anche in questo caso, i problemi potrebbero nascere dall’invidia e dai conseguenti litigi: uno ha una cosa e l’altro non ce l’ha. Roberto ha sollevato questo argomento anche pensando ai cellulari.

Mores: «Io vorrei fare un paese, ma anche che vanno di pace e d’accordo e d’amore e stanno tutti insieme».

Vanessa: «Stare tutti in un punto e iniziamo a fare delle case».

Raniero: «Essere divisi, perché se da una parte c’è un incendio, la persona che è in quella casa va in un’altra, così chiede aiuto». Se le case fossero vicine e unite, l’incendio potrebbe propagarsi e non ci sarebbe forse possibilità di trovare aiuti e posti dove stare lontani dall’incendio. Questo è un caso in cui il pericolo si affronta meglio divisi: o meglio, stando uniti (aiutandosi) ma in posizioni distanti. «Se vivono tutti in una casa, in una unica casa, prenderebbe fuoco», aggiunge Raniero.

Samuele: «Sono d’accordo dell’idea del paese, perché non potrebbero essere solo case; potrebbero essere delle grotte, che si sta un po’ nelle grotte e un po’ nelle case. Nelle grotte così si può portare anche qualche animale».

Walter: «Per me bisognerebbe stare sparsi, perché così se a uno piace la montagna, si costruisce la casa in montagna; se a uno no, non la fa in montagna, la fa più in basso». Questa potrebbe essere una risposta alla difficoltà sollevata da Roberto.

Simone: «Fare le case sugli alberi, così puoi vedere la vista e stare un po’ soli». Anche Lucrezia aveva questa idea. Veronica: «[Meglio abitare in un paese] tutti insieme, così nessuno litiga e si può anche chiamare aiuto se qualcuno ha bisogno».

Roberto: «Però magari non c’è più posto in montagna, allora è logico che deve stare in basso». Da qui la possibile invidia e rabbia.

Beatrice: «Le persone che vogliono vivere magari nella nave, quando stiamo per andare nell’isola, chi vuole stare in montagna alza la mano; chi vuole stare in spiaggia [alza la mano]. Facciamo delle classificazioni». Basta organizzarsi, insomma, e non dovrebbero esserci problemi.

Simone: «Fare dei gruppi sugli alberi, dei gruppi sulle montagne, dei gruppi sulla spiaggia, così se abbiamo bisogno di aiuto possiamo andare a chiamarli».

Manuel: «Sono un po’ d’accordo e un po’ no sulla cosa che ha detto Simone, sulla casetta sull’albero: sono d’accordo perché puoi vedere, è divertente e sei un po’ da solo; non sono d’accordo perché può anche cadere l’albero».

Giorgia: «Se tipo mi piace il mare, faccio una casa sul mare e quando voglio andare in montagna mi costruisco un’altra casa oppure una baita». Ecco così presentarsi l’idea della seconda casa.

Beatrice non sarebbe d’accordo, con altri, sul fatto di avere due casi, perché «è un po’ invasivo».

Vanessa: «Ci possiamo costruire tipo una barca e andare a esplorare un po’», circumnavigando l’isola. Così si può anche andare in posti diversi.

Samuele: «Io ho una risposta al problema che mi ero fatto prima: che possiamo stare da soli nella grotta, basta che abbiamo qualche tipo animale che stia dentro e che se tipo ci facciamo male l’animale corre e va a chiamare aiuto. Tipo un cane che corre e ci può seguire fino a dove è il pericolo nella grotta».

Veronica: «Si può fare tutti insieme e si può anche cambiare: però non facendosi un’altra casa, ma se sei al mare e vuoi andare in montagna, puoi andare come in campeggio con una tenda». La tenda non è invasiva come la seconda casa che si può costruire.

Nicole: «Qualcuno non può avere due case, perché magari se ci sono poche case, magari qualcuno resta senza casa».

Roberto: «Magari tutti vogliono vivere in montagna e dopo non c’è più posto e dopo tutti vogliono vivere in collina e non c’è più posto… e allora si litiga!».

Gloria: «Riguardo all’invidia, cioè di non creare le situazioni di invidia perché sennò certe persone vogliono mandare via altre persone, quelle persone vogliono andare via dall’isola e allora l’isola diventerebbe brutta e non più pacifica».

I problemi di invidia potrebbero nascere anche tra fondatori.

Beatrice: «Riguardo alla struttura delle case e a come sono fatte, potrebbero essere non di mattoni come sono fatte queste qui, ma tipo di legno con il tetto di paglia e magari vicino al bosco. Se uno vive in montagna vicino al bosco, se uno vive in spiaggia vicino alla palme, così quando piove se anche la casa non è impermeabile, è al coperto».

Simone: «In montagna però i tetti servono non dritti: bisogna farli storti, sennò quando nevica la neve resta sul tetto e il tetto può cadere».

Torna il tema dell’invidia. Angela: «Ma magari qualcuno fa apposta a fare invidia a qualcun altro».

Ci sono rimedi? «Parlare magari», dice Angela. «Tipo che una persona gli fa, gli piace fargli a quest’altra persona che gli sta antipatica fa apposta a fargli invidia».

Giorgia: «Se tipo io vorrei andare in montagna e la Lucrezia vuole andare al mare dove sono io, per un giorno ci scambiamo casa». Aurora è d’accordo.

Beatrice: «Quando uno è invidioso e la fa apposta, potremmo creare tipo un castigo o un qualcosa. Magari non la prigione, ma tipo: se ci sono le strade, per una settimana, dipende da quello che ha fatto, potrebbe pulirle o pulire l’ambiente, o riparare i danni».

Gloria: «Riguardo all’invidia, fai finta che Roberto faccia la casa più bella della mia. Invece di essere invidiosa, potrei chiedere a Roberto se mi aiuta a costruire la casa come la sua».

Roberto: «A quello che ha detto la Giorgia: allora, che per esempio se due sono tante amiche e vogliono scambiarsi casa, però una casa è più bella dell’altra, allora una imbroglia l’altra e dice che vuole lei stare in quella casa di più dell’altra».

Veronica: «Se non ti piace dove sei e però ti piace il posto dove è qualcun altro, chi hai litigato, puoi chiederglielo chiedendogli scusa, così lui magari ti aiuta un po’ e può aiutarti facendo scambio di casa per un po’».

Abbiamo così trovato qualche rimedio per l’invidia: punizioni o penalità, parlare o provare a scambiarsi le cose. Il filosofo introduce anche l’esempio di Tommaso Moro e la sua ipotesi di costruire case simili tra gli abitanti d’Utopia, da abitare a rotazione (in modo che nessuno senta di averne una “propria” in esclusiva. Anche le case insomma sono in comune e non esistono in senso stretto la “mia” e la “tua”).

Angela insiste ora sul potere della parola: «Eravamo rimasti all’invidia. Poi magari quella persona ha capito che faceva proprio apposta e magari parlando diventavano amici e così riuscivano: quello che era in montagna andava in casa sua» e viceversa.

Christian: «Io volevo dire la stessa cosa, di fare tutte le case uguali e basta». Come Tommaso Moro.

Leggi dell’isola

Veronica: «Non discutere con gli altri». Precisiamo meglio: «Non rubarsi le cose e dopo incolparlo subito».

Lucrezia: «Per me le regole sono importanti e la regola che è più importante per me è di non inquinare l’ambiente».

Simone: «Non avere le regole, sennò può darsi se abbiamo le regole e devi pulire la strada se hai fatto qualcosa di male, può darsi che gli altri ti ridono dietro e ti prendono in giro». Qui più che la regola il problema è la punizione e il comportamento di derisione da parte degli altri. Ma regole senza punizioni si potrebbero fare? Simone su questo sarebbe d’accordo, confermando che il problema è la derisione a cui si potrebbe essere esposti quando si è puniti.

Walter: «Secondo me le regole servirebbero, perché tipo magari uno tira un pugno all’altro, non è una cosa bella e allora ci devono essere delle regole».

Samuele: «Sono indeciso tra se ci sono le regole sì e ci sono le regole no». Più precisamente: «Le regole come mai no: perché tipo, come si fa a spiegarlo? Perché tipo…». Qui troviamo un’esperienza molto importante e bella: capita spesso in questo gioco. Ci si trova di fronte a una difficoltà insolita nel trovare parole per esprimere argomenti e motivazioni difficili: è come essere alle prese con una parete su cui arrampicarsi, più difficile del solita: non si trova la parola come non si trova la presa, quando si sta affrontando una salita più difficile del solito. Ma l’allenamento è utile e il suo senso è importante.

Vanessa: «Io voglio avere le regole, perché se inquinano gli ambienti e litigano delle genti o rubano delle robe, è meglio che ci sono le regole».

Mores: «Per me non vorrei le regole, perché se tipo un signore vende la frutta alla gente e non deve dare il cibo a una persona perché è una regola, che non lo può dare, è per quello che non mi piacciono le regole nel paese». Mores mette in evidenza che le regole potrebbero essere brutte o ingiuste. Infatti Mores dice che vorrebbe «delle regole belle e senza punizioni».

Nicole: «Vorrei le regole, perché se tipo qualcuno mette del petrolio in acqua, magari qualcuno muore e non si può fare che qualcuno muore».

Roberto: «A me le regole servono, perché magari qualcuno uccide qualcuno, un altro, e non ha conseguenze [in assenza di regole]. Quindi le regole servono».

Manuel: «A me servirebbero le regole, perché faccio l’esempio di Simone, che tipo uno ha avuto le sue conseguenze e allora deve prendere la sua punizione e l’altro lo prende in giro, allora anche lui [chi prende in giro] prende la punizione perché è un’altra regola “non prendere in giro”».

Rispetto a Simone, dunque, non si tratta di eliminare la punizione, ma di punire anche chi deride chi è stato punito.

Beatrice: «Secondo me potrebbe esistere una grande regola, cioè tipo di rispettare gli altri, che intende “non uccidere le persone”, “non prenderle in giro”, “non rubare le cose delle altre persone” eccetera eccetera; e una sola punizione, però quella non la so».

Giulia: «Senza regole, perché senza regole puoi essere tipo più libero e con le regole devi rispettarle di più».

Samuele: «Le regole sì perché tipo sull’isola c’è una regola che c’è un’altra isola, che ci dev’essere un’altra isola; così tutti si mettono a costruire un’altra isola. E lì non ci sono le regole su quell’altra: così c’è un’isola con le regole e un’isola no. Così si può cambiare isola quando si vuole: quando non si vogliono le regole si va su una, quando si vogliono si va sull’altra». Samuele dunque risolve il dubbio sdoppiando l’isola. Si potrebbe anche fare dividendo l’isola che abbiamo in due parti: ci sono dunque due isole o parti di isola, rispettivamente con e senza regole.

Angelica: «Per me esistono [le regole]. Di non rubare, di non uccidere nessuno e non litigare».

Arianna: «Come ha detto la Beatrice una grande regola che valga per tutto: di rispettare cioè non uccidere e non rubare e altre cose. E averne insomma una fissa, che sia sempre quella, una un po’ per tutte».

Caterina: «Scambiarsi le cose e non sempre avere le proprie cose. E non litigare e neanche giocare con i telefoni e non inquinare l’ambiente».

Aurora: «Io sia sì che no; perché tipo se qualcuno le vuole e qualcuno non le vuole poi magari litigano per averle o non averle». L’idea di Samuele le piace.

Christian: «Per me sì e la regola che ho pensato è quella di non distruggere le case degli altri».
Angela: «Le regole dovrebbero esserci, perché anche servono per il rispetto, di non rubare… sono delle regole importanti, perché così sai già che tu devi rispettare la persona».

Gloria: «Ci devono essere regole, però te fai finta che… non so come spiegarmi… Allora, le regole che sono le prime: non uccidere, non rubare e rispettare le persone. Però non di avere un re, ma di essere tutti allo stesso livello, così si va tutti d’accordo: non ci deve essere un re, così nessuno…» ha più potere degli altri, più importanza. Gloria sottolinea insomma l’importanza di essere tutti allo stesso livello in questo senso.

Andrea: «Come quella di Samuele, perché se una persona non vuole le regole va nella parte che non ci sono e se le vuole va nella parte che ci sono».

Tiziano: «Per me servono le regole, per non prendere in giro gli altri».

Giorgia: «Per me le regole servono e la regola sarebbe di non fare scherzi che creano disastri».

Ionida: «Sono d’accordo con Giorgia».

Raniero: «Non ci sono le regole, perché se c’è una regola di non correre, ma se c’è qualcosa di pericoloso devi correre, allora la regola non ci deve essere».

Mores: «Sono d’accordo con Gloria, perché se avessero un re, il re renderebbe certe persone i suoi schiavi o i suoi servi». Questo a Mores non piace.

Roberto: «Io rispondo a quello che ha detto la Giulia e a Samuele. A Samuele che tipo quella parte che non ha regola, una persona che è dalla parte che non ha regole potrebbe entrare in quella che ha regole e distruggere, perché quella persona non ha le regole. E poi a quella della Giulia, che ha detto che non servono le regole, perché allora [in assenza di regole] io potrei uccidere qualcuno e non ho conseguenze».

Questa singolare difficoltà deriva dal fatto che quest’isola di Utopia, per la prima volta, sembra presentarsi in due parti distinte: una parte senza regole e una con le regole.

Come garantire il passaggio corretto da una parte all’altra? Manuel dice che quelli che sono senza regole possono attraversare il confine con la parte dell’isola senza regole, prendere delle cose agli altri (rubandole) e tornare indietro, senza essere inseguiti, perché quelli che si trovano nella parte dell’isola con le regole, rispettando il confine tra le due zone, non potrebbero poi seguirli dall’altra parte.

«Però quelli dell’isola senza regole, quando entrano nell’isola con le regole, sono costretti ad averle [le regole], perché non sono nella loro isola, sono nell’altra», dice Gloria.

Roberto: «Sì, ma le persone che vivono in quella dove non ci sono le regole, loro devono decidere prima se avere le regole: se decidono di non avere le regole e una persona entra in quella dove ci sono le regole, [la persona continua a non avere regole e] distrugge!».

«Però Roberto, fai finta che io sono quella senza regole; entro in quella con le regole; io sono costretta a usare le regole, perché sono nella tua di parte», ribatte Gloria.

Roberto: «Sì, però se tu ci pensi una persona che ha deciso da tanto tempo che non vuole avere le regole, entra nella parte delle regole senza voler avere le regole, quella persona può fare di tutto, può uccidere, può fare di tutto».

Gloria ammette: «è vero».

In genere attraversiamo contesti in cui valgono regole diverse, come il corridoio della scuola e la corriera. Ce ne sono alcune che valgono dappertutto.

Angela: «Qualcuno, tipo la Giulia, è dalla parte che non ha regole. Solo che poi decide che vuole andare dalla parte che ha le regole». «Deve fare domanda!» dice qualcuno. «Lei può andare tranquillamente a vivere con quelli che hanno le regole», dice Angela.

Consideriamo ora questa circostanza: anche se le regole ci sono, può succedere che non vengano rispettate. Che si fa sull’isola se qualcuno non rispetta le regole?

Abbiamo già sentito di punizioni.

Roberto: «Si cerca di perdonare e di aiutarlo a rispettare gli altri».

Beatrice: «Quando uno non rispetta la regola, o le regole, potrebbe andare in un posto dove può spiegare il perché l’ha fatto, ha trasgredito quella regola, e poi le altre persone potrebbero aiutarlo, parlandogli e cercando di risolvere… cioè tipo, se uno è invidioso e allora ruba quell’oggetto.. va, c’è il posto dove deve spiegare il perché e le altre persone lo aiutano a crearne uno anche più bello di quello che ha rubato». Qui la persona che non ha rispettato una regola scopre che ha altre possibilità per avere ciò che desidera o qualcosa di desiderabile.

Giorgia: «Allora, se tu sei nell’isola con le regole e non ne rispetti una, dici a quella persona di andare nell’isola dove non ci sono regole, così può fare quello che vuole».

Gloria: «Che, facciamo l’esempio che Roberto è dalla parte buona e io dalla parte che non ha regole. Adesso sono stufa di stare nella parte senza regole e voglio andare nella parte con le regole, però non voglio lasciare i miei amici. Quindi potrei tipo chiedere se i miei amici vogliono venire con me di là nella parte con le regole…». Ma Angela dice che quelli non verrebbero con la stessa intenzione di Gloria: verrebbero per seguire Gloria, non per il desiderio di andare nella parte con le regole. E potrebbero nascere dei problemi.

Ancora Roberto: «Allora ho una risposta a una domanda che mi hai chiesto prima. Una persona che rispetta le regole può stare dietro a quella persona che non le rispetta, a controllare se non le rispetta. Se non le rispetta, la porta dalla parte dove non si rispettano le regole. E su quello che ha detto la Gloria: che se tipo lei vuole andare da una parte dove ci sono le regole, però lei vuole portare anche i suoi amici, ma i suoi amici gli dicono di no, perché dovrebbero lasciare gli amici di quegli amici».

Chi vorrebbe la parte dell’isola senza regole o l’isola senza regole? Sono in 14 a volerla. È una maggioranza, considerando che siamo in 25 in tutto.

«Sarebbe brutto», dice una bambina: «All’inizio l’isola non ha le due parti e diventiamo tutti amici. Poi è brutto che ci dobbiamo dividere perché Roberto vuole stare là e io voglio stare qua e l’Angela vuole stare là eccetera eccetera. E allora vorrei che tutti vivessero in un’isola con le regole, però non regole dure tipo tu fai male a una persona e ti mettono in prigione tutta la vita; ma vai in un posto, come ha detto prima qualcuno, che ti dicono [chiedono] perché hai trasgredito quella regola e tu gli dici perché e poi decidono se tenerti in quel posto là o no».

Angela: «Però, se ci pensi, quello di prima della Gloria che aveva detto degli amici, se lei è nella parte che non ha regole e vuole andare dall’altra parte solo che non vuole lasciare i suoi amici, i suoi amici magari vanno con lei e incominciano a rubare e a fare altre cose che prima non c’erano, lei poi dovrebbe dispiacersi che ha portato quelli che non rispettano le regole».

«Oppure fare due isole separate dall’acqua: un’isola che ci sono le regole e l’altra più lontana separata dall’acqua», dice qualcuno. Era l’idea di Samuele…

Roberto dice che se fai la parte senza regole, mare o non mare, quelli che arrivano dalla parte senza regole se vogliono si muovono lo stesso.

La questione del governo

Abbiamo visto che sull’isola sarà necessario prendere alcune decisioni che riguardano tutti. Ricordiamo in via preliminare anche una storia raccontata da Erodoto, in cui si trova il primo confronto tra pregi e difetti delle forme di governo basate sul potere dei molti, dei pochi o di uno solo [nelle Storie, III, §§80-82, dove Otane, Megabizio e Dario sostengono rispettivamente il governo del popolo (plēthos archon, 80,6), l’oligarchia (oligarchíē) e la monarchia (mounarchíē)].

Ecco di seguito alcune ipotesi di bambine e bambini di Canal San Bovo.

«Le prendono tutte [le decisioni]», dice Samuele.

«E così anche se ce ne sono tanti con idee diverse e si mettono a litigare, dopo qualcuno dà un’altra idea e dopo un po’ bisogna mettersi d’accordo per quale decisione prendere tutti insieme». Per mettersi d’accordo «si parla e si va a una riunione».

Tutti insieme chi? «Noi, i primi ad arrivare sull’isola».

Vanessa: «Meglio decidere tutti insieme, perché se uno deve decidere [da solo] e gli altri non vogliono fare quelle robe, quindi [diventa difficile]».

Come evitare di fare confusione? Vanessa: «Così, se uno vuole quello e un altro vuole quell’altro, tipo se uno gli piace la roba di un altro, fa scambio».

Simone: «Mettersi d’accordo e confrontare le idee».

Veronica: «Tutti insieme, perché si ascoltano tutti e dopo si mettono insieme le idee».

Aurora: «Tutti insieme, perché se governa solo uno magari gli altri si offendono».

Nicole: «Tutti insieme, poi si confrontano e quando uno vuole una roba dell’altro fanno dei gruppetti».

Mores: «Per me tutti, perché così non si litigano; perché così se ci fosse una persona sola che comanda, sarebbe un disastro, perché se lui vuole una cosa e poi gli abitanti ne vogliono un’altra, è un casino dopo». Ma come evitare la confusione quando si vogliono cose diverse? «Si decide una cosa insieme mettendo insieme le idee».

Raniero: «Bisogna scegliere insieme cosa bisogna fare, ma io non intendo che se a uno gli piace qualcosa anche all’altro gli deve piacere. Ognuno ha le proprie qualità, però se qualcuno comanda dopo è brutto, perché se c’è un gioco che a qualcuno gli piace e all’altro no, non va bene. Quindi bisogna mettersi molto d’accordo».

Walter: «Per me dovrebbe comandare il più piccolo, perché non è che deve comandare sempre il più grande». Uno solo o i più piccoli insieme? I bambini.

Lucrezia: «Tutti insieme, perché si mettono le idee insieme».

Samuele: «Io ho cambiato idea: un gruppetto, come in un castello un re una regina una principessa e un principe; dopo un po’, tutti fanno la loro parte, tipo uno fa la guardia e tutti fanno la propria parte nel castello. Perché tipo uno fa un re, dopo una fa una regina, uno fa un principe e una fa una principessa. Poi ci sono certi che fanno tipo le guardie, certi i cuochi che preparano da mangiare e ognuno fa la propria parte per fare sopravvivere tutta l’isola».

Manuel: «Io ho scelto un gruppetto [che decide]», quella che Erodoto chiamava oligarchia. Funziona così però: «Decide uno e dopo gli altri gli dicono se va bene e dopo se va bene a tutti lo dicono a tutti gli altri dell’isola».

Beatrice: «Tutti insieme e se ad esempio ci sono delle persone che dicono di fare una cosa e delle altre che dicono di farne un’altra, si può fare a votazione». Vale la regola di maggioranza «e il resto poi se ci sono magari di più di una persona che non è d’accordo, la decisione si può anche cambiare o modificare». Così si incontra l’esigenza di distinguere diversi tipi di maggioranza. Se si è in 20, ad esempio, una cosa è essere d’accordo 19 a 1, un’altra cosa essere d’accordo 12 a 8.

Roberto: «Per me in tutti i tre casi [distinti da Erodoto] c’è almeno un problema. Allora, dove c’è una sola persona che comanda, [il problema è] che dopo tutti non possono… per esempio il re dice che lui vuole che certi devono andare a prendere il cibo e però gli altri non vogliono; con un po’ di persone [oligarchia], ci sono tutte le persone che non hanno avuto il potere che sono invidiose delle altre; invece che tutti possono comandare [oligarchia], [il problema] è che tutti hanno un’idea diversa e non si può decidere. Però per me è ancora quello [preferibile] di qualche persona [oligarchia]: perché come quei pochi si mettono a decidere che cosa si potrebbe fare e l’idea che ha più, come ha detto la Beatrice, si può usare quella come idea».

Caterina: «Tutti insieme, perché decidono tutti insieme e se gli va bene a tutti restano con quello, se non va bene a tutti continuano a cambiare». Qui pare si punti all’unanimità, che non sempre – e forse molto raramente – è possibile.

Angela: «Per quello che aveva detto Samuele, poi magari uno dice “eh io dovevo fare la principessa e lui può fare la regina”, si possono dare anche cambio». Si può fare cambio… può anche darsi che il cuoco possa diventare re. Ma Samuele non la pensava tanto a rotazione: aveva l’esigenza di attribuire ruoli precisi.

Gloria: «Un gruppetto tipo di sette persone, perché tutti insieme secondo me si fa troppo confusione: perché uno vuole scegliere un’idea, uno l’altra e non si vogliono mettere d’accordo. E un re potrebbe fare tutti schiavi e soltanto i suoi amici non schiavi. E non sarebbe bello. E allora [preferisco] un gruppetto di poche persone».

Vanessa: «Allora, io e Raniero e Walter… alla fermata della corriera noi decidiamo sempre chi è che decide il gioco. Facciamo la conta. Non è che uno comanda, no. Noi facciamo la conta di chi decide il gioco e tolto quello che l’ha fatto l’altra volta, tocca a quello che non l’ha [ancora] fatto». Qui compare la sorte, come per sorteggio: metodo usato dai Greci per attribuire alcuni incarichi pubblici in democrazia. Si potrebbe fare la conta forse anche nell’isola, per attribuire alcune cariche.

Mores: «Anche io ho cambiato idea: un gruppetto. Perché la stessa cosa di Samuele, o sennò un re sarebbe uno che si rende più forte e rende schiavi tutti. E poi tutti rischiano di fare la confusione e si confondono le idee».

Bel gioco di parole: in tanti, le idee si possono CONFRONTARE, ma anche CONFONDERE. È uno dei problemi della democrazia.

 

Aurora: «Quello che ha detto del gruppetto, lo stesso possono litigare per le idee».

Giorgia: «Meglio un gruppo perché allora, cinque persone decidono, e il resto delle persone vanno là e votano tra quello che hanno scelto le cinque persone».

In diciotto pensano qui che anche i bambini debbano governare.

Sono in due a volere un re. Sono in quattro a volere attribuire un ruolo importante al gruppetto dei pochi (oligarchia). Sono in sedici a preferire la democrazia come forma di governo in cui si tenta di prendere le decisioni tutti insieme, confrontando le idee cercando di evitare di confondersele.

 

Adulti e genitori

Consideriamo l’opportunità della presenza degli adulti sull’isola, ricordando un problema sollevato da Platone nella sua Repubblica (VII, 540d): secondo il filosofo, il modo più rapido e facile per attuare una nuova costituzione consisteva nell’applicarla in una città abitata da cittadini che non avessero superato i dieci anni d’età (dunque, prossimi all’età dei bambini che stanno ora conversando sull’utopia). Ciò che per Platone costituiva un problema era, in particolare, il pensiero che gli adulti avrebbero portato nella nuova polis le vecchie abitudini, impedendo di fatto di realizzare la nuova costituzione e di fondare una città veramente giusta, migliore di tutte quelle esistenti.

Ci dovranno essere gli adulti sull’isola immaginata dai bambini di Canal San Bovo?

Prima di iniziare a parlarne, la posizione è questa:

Sì, gli adulti devono assolutamente esserci: 8

No, assolutamente no: 15

Iniziamo dalla minoranza, da chi vuole che gli adulti siano sull’isola.

Nicole: «Perché se tipo c’è un po’ di petrolio per terra [e va bell’acqua], quel bambino che è piccolo magari apre la bocca sott’acqua e muore perché beve il petrolio». Dunque gli adulti potrebbero proteggere da pericoli come questo.

«Perché se io sto male e ho la febbre alta, gli altri non sanno come curarmi bene, perché non sono adulti; invece se ci fosse un adulto saprebbe come curarmi», dice Gloria.

Roberto: «E perché noi non sappiamo come sanno gli adulti». Mores dice che «cucinare lo sappiamo». Altri dicono di non preoccuparsi sul cucinare. Ma «è meglio che ci siano adulti, perché noi non sappiamo decidere come gli adulti: tipo noi possiamo decidere, visto che ho voglia di andare in mare, vado in mare anche se ci sono tipo dei pesci, piranha, qualcosa che ti mangia e potresti morire. Poi tipo andare in montagna: tipo, c’è la montagna alta alta e ripida, tanto ripida, noi da soli non ce la facciamo a andare su…». «Basta che non ci andiamo», dice una bambina. «Però se tu ci pensi, Giulia, noi abbiamo fantasia: noi crediamo che la montagna così potrebbe essere non ripida e possiamo andare su tranquillamente, perché viene coperta dagli alberi. E invece a un certo punto è su ripida, e poi hai appena salito tanto e sei stanco, e come fai a tornare indietro se sei stanco e giù è ripida?».

La fantasia dei bambini potrebbe fargli vedere diversamente le cose da come sono: uno si immagina accessibili certi posti che poi, una volta raggiunti, si rivelano pericolosi.

«Per salire, che è ripida, fai fatica, bevi tanto; poi ti devi fermare e non hai niente per chiamare…».

Aurora: «Come ha detto ora Gloria, se stiamo male non ci possono curare bene [altri bambini]: se ci danno una medicina sbagliata, ci ammalano ancora di più».

Caterina: «Noi non possiamo guidare la nave per arrivare nell’isola e anche magari, cioè, non riusciamo a costruire le case».

Angela: «[Penso] che come la Gloria ci curano, anche ci insegnano delle cose, anche loro; servono e poi alla fine quando siamo in difficoltà ci sono anche loro».

Samuele: «Perché gli adulti poi anche ci aiutano: tipo c’è un buco per terra, noi non ci accorgiamo, cadiamo e possiamo anche farci male».

Sentiamo ora la maggioranza. Perché non portare gli adulti sull’isola?

Giorgia: «Perché possiamo fare tutto quello che vogliamo e si può andare dentro a fare una nuotata quando si vuole e tutte quelle cose lì». Ci sono genitori che non lascerebbero farlo ai bambini.

Veronica: «Perché gli adulti, quando noi gli chiediamo una cosa, loro certe volte rispondono di sì e certe volte di no».

Lucrezia: «Perché a volte ti comandano».

Simone: «Perché ci comandano e non ci lasciano fare sempre le belle cose».

Walter: «Perché non ci comprano quando vogliamo una cosa». Ma su quest’isola non ci sarebbe denaro, «ma comunque non ce la prenderebbero».

Christian: «Se non ci sono i genitori, noi possiamo andare a giocare quando vogliamo».

Arianna: «Gli adulti secondo me ci sgridano troppo». «Per il nostro bene», interviene Gloria.

Angelica: «Gli adulti ci sgridano troppo e ci comandano troppo e poi non ci lasciano fare quello che certe volte vogliamo».

«Come fai a cavartela da sola, se ti rompi una gamba. Come fai a metterti il gesso?», dice un bambino.

Giulia: «Perché a volte gli adulti comandano troppo e non ci lasciano fare quello che vogliamo».

Beatrice: «Allora, secondo me gli adulti non ci dovrebbero essere in quest’isola, perché prima, magari prima di andare in quest’isola, impariamo tutte le cose, quale medicina prendere se ci viene la febbre, quale per il raffreddore… imparare tutte le malattie… e imparare le cose e poi farsi spiegare dagli adulti che ci sono nel mondo normale in cui noi viviamo. E prendere dei libri e delle cose scritte dagli adulti o magari dette dagli adulti, così quando siamo sull’isola sappiamo anche noi le cose che sanno gli adulti». Insomma Beatrice propone, per conquistarsi l’autonomia sull’isola, di studiare ciò che sanno gli adulti: di portare con sé il sapere degli adulti. Quel sapere ci rende più autonomi.

 

Vanessa: «Voglio che non vengano i genitori, così non andiamo a scuola». Ma Beatrice ha appena detto che dovremo studiare molto per stare senza adulti. Come fare? «Boh, facciamo un minuto di scuola e dopo tutto relax». Beatrice: «Studiamo quando siamo qua e poi là non facciamo scuola».

Mores: «Io studio a casa da solo e poi imparo bene l’ambiente e poi vado a procurarmi del cibo sugli alberi, tipo banane angurie eccetera». Si potrebbe essere contenti così. «Va bene tutto per me».

Gli adulti no, «perché certe volte non ci lasciano fare delle cose».

Raniero: «Io i genitori non li vorrei [sull’isola] perché certe volte non ti lasciano fare quello che vuoi, e quindi io farei quello che voglio: però non faccio le cose che potrebbero uccidere. E arrangiarmi un po’ com’è e studiare anche un po’, due o tre pagine».

Angela: «Vorrei dire una cosa a Giorgia: però se gli chiedi un po’ gentilmente, magari ti dicono di sì».

Anche secondo Tiziano potrebbe essere un problema, questo.

Roberto: «Giorgia, ma se tu ci pensi, anche se tu lo chiedi gentilmente lo fanno per il tuo bene [quandom dicono di no]». «Per fare tutto quello che voglio intendo andare sugli alberi tipo». «Sì, ma se cadi, ti rompi una gamba!». «Eh, impari a salire sugli alberi». «Per imparare». «Eh, ti alleni».

Roberto: «Vai in montagna, porti l’attrezzatura, però l’acqua la finisci e non c’è una sorgente…».

Gloria: «Volevo rispondere alla Giorgia, che se, prima cosa, se gli adulti non ci sono, se negli allenamenti per salire sugli alberi cadi, come fai?».

Gloria: «Mi rialzo e risalgo sull’albero». «Ma se ti sei spaccata la gamba?». «Me la riattacco». «Magari ti arrampichi sul palo per allenarti», dice Lucrezia.

Simone: «Non voglio gli adulti sull’isola perché ti mettono in castigo e ti comandano».

Un consiglio per gli adulti da Giorgia: «Si possono fidare, li possono lasciare andare per un po’ e quando pensano che sia troppo pericoloso li fanno scendere e non ci vanno più».

Votazione finale:

Adulti assolutamente no sull’isola: 16

Adulti sì sull’isola…: 9

Questo è un problema. Gloria: «Potremmo fare che una settimana vengono gli adulti e una settimana rimangono a casa». «No! Ma come fanno?». Si possono confrontare le idee abbiamo detto, oppure si possono confondere. Che fare? Non è facile.

Aurora: «Si può fare metà isola con gli adulti e metà isola senza».

Anche Angelica ha avuto la stessa intuizione e anche Angela e Giulia. Dunque un’isola divisa a metà tra la parte dei bambini e la parte degli adulti.

 

Roberto: «Un’altra isola, però molto distante da quella, con gli adulti». Tenta così di mediare tra le due parti, maggioranza e minoranza. Perché molto distante? Aurora e altri dicono che “molto distante” è come lasciarli a casa.

Veronica dice di usare la parte senza regole dell’isola (se c’è) come parte senza genitori e la parte con le regole anche con i genitori.

Estranei, stranieri

Mentre discutiamo di queste cose, succede una cosa imprevista. Un giorno alcuni bambini salgono sulla vetta più alta della montagna con di cannocchiali e binocoli per scutare il mare. A un certo punto, vedono in lontananza una nave: capiscono che si sta avvicinando all’isola, portando un buon numero di persone – uomini, donne, bambini – sconosciute. Che fare? Che fare? Ecco alcune idee:

«Io affonderei la nave», dice un bambino.

Una bambina: «Affondiamo la nave così dopo se ne vanno sulla loro isola con un pezzo di legno».

Raniero: «Io direi di non fare niente, ma se dopo sono cattivi allora dobbiamo fare qualcosa».

Samuele: «Li lascerei venire e dargli tipo un pezzo di isola che gli piace o se non gli piace, un po’ di frutti e gli animali che ci sono sull’isola che gli piacciono».

Molto diverse sono le prime idee emerse: c’è chi vorrebbe affondare subito la nave e chi vorrebbe offrire addirittura una parte dell’isola ai nuovi arrivati.

 

Un bambino: «Per me affondiamo la nave e dopo mettiamo qualcosa che non riescono più a muoversi nell’acqua, così non nuotano verso di noi».

Bambino: «Affondare la nave con il bazooka e dopo muoiono».

Ma se spariamo inquiniamo l’isola e si sporca l’isola, dice qualcuno che ricorda che non abbiamo portato armi. «Ma le portiamo nella parte in cui non ci sono regole, no?».

Bambina: «Andiamo nella nave e buttiamo a mare le persone che sono dentro alla nave».

Veronica: «Aspettiamo che arrivano nell’isola e vediamo che intenzioni hanno e dopo se hanno intenzioni buone li facciamo restare e se hanno intenzioni cattive li mandiamo via».

Anche Gloria e Mores sono d’accordo con questa idea.

Christian: «Metterei una rete che non entrano nell’isola. Prima guardo chi è, e dopo…».

Angela: «Io con la stessa idea della Veronica, solo che magari loro hanno delle armi invece… Però non dobbiamo stare, non dobbiamo agitarci che magari hanno le armi e altre cose… perché magari sono buoni invece. Noi pensiamo che sono cattivi e invece sono buoni». Angela quindi consiglia di controllare la propria immaginazione, di lavorare sull’immaginazione e sul senso di realtà.

Bambina: «Anch’io faccio un’isola un po’ più lontana e li ospiterei là».

Caterina: «Se sono buoni gli diamo una parte dell’isola e la dividiamo con una rete e se non sono buoni li mandiamo su un’altra isola, molto più lontana». Perché la rete anche se sono buoni? «Perché se ci vogliono tipo uccidere…». Rimane l’incertezza. «Perché magari non li conosciamo».

Nicole: «Se sono buoni, facciamo amicizia e gli altri nostri amici fanno ancora amicizia».

Ma se imbrogliano? Chiede qualcuno.

Beatrice: «Se un po’ lontano da quell’isola ci sono altre isole e noi lo sappiamo possiamo dire a quelli lì che non è l’unica isola e non è la più bella, ma gli diciamo che ci sono molte altre isole più belle di questa qua che abbiamo noi e loro se ne vanno via e poi restano nella loro isola».

Qualcuno pensa che così li imbrogliamo. Circa.

Giulia: «Secondo me li mandiamo in un’altra isola e basta».

Bambino: «Secondo me ci prepariamo e andiamo nella montagna a prendere tipo sassi grossi. Prima aspettiamo che si avvicinino ancora un po’ e gli guardiamo la nave. Se la nave ci sembra che ci sarebbero tipo armi nella nave, noi ci prepariamo a lanciare questi massi con catapulte. Se però vediamo che potrebbero essere, che si potrebbe fidare di quelle persone, potremmo farli ospitare in un angolo dell’isola che a noi non ci serve tanto».

Giorgia: «Allora, ci nascondiamo e guardiamo cosa fanno da sopra gli alberi. E poi se sono gentili allora li ospitiamo per qualche giorno». Secondo Giorgia non possono diventare abitanti dell’isola «perché loro magari dopo ci imbrogliano e si tengono l’isola». Ancora una volta l’incertezza sul comportamento di chi non si conosce.

Bambina: «Se sono cattivi tiriamo dei sassi da vicino; se sono buoni, facciamo amicizia».

Samuele: «Se sono buoni, possiamo piazzare dei droni sopra l’isola e tipo gli mettiamo l’invisibilità, che così li telecamerano e piazziamo tipo delle trappole o delle cose così che possono attivare solo i droni: se i droni vedono che sono cattivi le attivano, sennò no». Ecco, ancora una volta i droni, utilizzati per studiare i nuovi arrivati. Samuele li ospiterebbe comunque sull’isola.

Angela: «Io su quello che ha detto Caterina… però magari loro si dimostrano tanto amici, poi magari qualcuno di quelli che abitavano proprio là gli ha detto qualcosa di male a quelli che sono arrivati e loro magari avevano delle armi dietro e magari li uccidevano…». Pensando a questo, forse meglio non ospitarli. Aurora, pensando a questa possibilità, metterebbe una rete a protezione attorno all’isola, «perché magari hanno delle armi e vengono nella nostra isola e ci uccidono».

«Mettiamo un muro intorno e dopo se suona il campanello noi apriamo il portone e di fianco ci sono due guardie con il fucile», dice Manuel.

Bambino: «Io, secondo me, dobbiamo prendere i sassi che ho detto prima, però non dobbiamo… prima aspettiamo un giorno che noi ci siamo nascosti e vediamo… se vediamo che si comportano male e che distruggono, o se proprio si mettono là e non ci lasciano più andare, di notte li cacciamo via».

Gloria: «Prima guardiamo se sono buoni, con un cannocchiale. Poi, se sono buoni li ospitiamo sull’isola: gli diamo una parte dell’isola, mettiamo una rete, dopo un po’ di giorni che abbiamo visto come si comportano, se si comportano male li mandiamo via; se si comportano bene togliamo la rete e li lasciamo vivere su tutta l’isola, per sempre anche se si comportano bene». Anche Nicole.

Bambina: «Affondiamo la nave: dopo se vengono là, anche se sono amichevoli, gli diamo ossa come mangiare, perché se dopo uno è cattivo, dopo anche tutti gli altri sono…». «Ma è più cattivo se gli dai ossa da mangiare», dice un bambino: «è vero potresti dargliele da mangiare: così loro credono che quest’isola non è bella e se ne vanno. Facciamo finta anche noi di mangiare ossa».

Raniero: «Io direi di farli passare e guardiamo se rubano qualcosa. Dopo mettiamo delle trappole-salto e [se sono cattivi] quando tutti sono saltati via gli prendiamo la nave e ci riprendiamo le cose che ci hanno portato via».

Bambino: «Come ho detto prima gli affondiamo la nave e dopo mettiamo qualcosa nell’acqua che non li fa nuotare. E se riescono a nuotare anche, allora gli spariamo col cecchino». Questo, anche senza porci il problema di come sono: «se sono sconosciuti, allora… li ammazziamo».

Bambino: «Andiamo sulle case sugli alberi e li osserviamo. E se distruggono tutto noi gli buttiamo giù le bombe, così muoiono». Sempre nella parte senza regole.

Samuele: «Ma se sono nella parte con le regole, non possiamo tirargliele!». Cioè, se arrivano nella parte dell’isola con le regole, come aggredirli così visto che una regola fondamentale era quella del rispettare. Ma nell’emergenza, secondo qualcuno, le regole ordinarie non valgono più.

Votiamo sulle posizioni più estreme, a questo punto:

– Affondare subito la nave prima ancora di conoscere le persone che ci sono: 8

– Accogliere e vedere come sono i nuovi arrivati (anche per ospitarli per sempre): 10

Sono le due posizioni estreme, che dividono praticamente in due il gruppo. Questo è un “gioco serio” e la decisione rimane in sospeso: le due ipotesi che circolano nell’isola sono decisamente contrapposte e lontane. Ci sono le posizioni intermedie (reti che dividono parti dell’isola, droni che spiano, trappole).

Questo gioco peraltro non ha una fine: parlando a lungo e facendo altri esempi e ipotesi potremmo cambiare idea. Forse potremmo cambiarla anche leggendo cosa hanno detto altri bambini e bambine di altre parti d’Italia, su quest’ultima parte del problema o su tutta l’isola.

Il sito www.giocodelle100utopie.it mette tutto il materiale a disposizione. Buona lettura!