Nord Centro Sud: tre utopie in corrispondenza (5. genitori e adulti in utopia)

Condividi
FacebookTwitterGoogle+EmailPrintPinterest

EPISODIO 5 (di 6)

Dopo aver fatto il punto sulle prime cose di cui avremo bisogno per vivere e sulle abitazioni, sulle regole dell’isola di utopia e su cosa succede a chi non le rispetta, il gruppo inizia a interrogarsi sugli adulti e, in particolare, sui genitori: potranno venire nell’isola di utopia immaginata finora, oppure no? Eventualmente, a quali condizioni? L’esperienza di dieci anni nelle scuole primarie suggerisce al filosofo che le classi in cui generalmente emergono dubbi importanti sulla presenza degli adulti sono la terza e la quarta… in questo caso si tratta di classi seconde della primaria. Vediamo che succede.

Nota. Non riporto qui le trascrizioni dettagliate di tutte le conversazioni, ma le principali ipotesi emergenti dalla conversazione e dalla negoziazione tra i bambini, in modo che sia ben leggibile il confronto tra i quattro gruppi coinvolti. Il filosofo non assume qui la responsabilità di suggerire cosa è giusto o sbagliato (come potrebbe?), ma di segnalare ai bambini connessioni e tensioni possibili tra quanto essi stessi hanno detto. Le quattro scuole: TRENTO 1 (classe IIA, Scuola Clarina, Trento), TRENTO 2 (classe IIB, Scuola Clarina, Trento), ROSIGNANO SOLVAY (classe IIA, Scuola Europa), MAZARA DEL VALLO (classe IIB, Scuola Ajello). Sotto l’esposizione, si trovano maggiori dettagli sull’esperienza. Le utopie sono “in corrispondenza” perché le classi leggeranno i resoconti delle utopie dei coetanei, le commenteranno e si invieranno messaggi.

 

TRENTO 1

Non abbiamo ancora deciso se su quest’isola che i bambini stanno inventando per viverci bene ci saranno gli adulti oppure no. In questa classe prevale l’idea che gli adulti ci debbano essere, anche se non mancano alcune voci che ne evidenziano certi limiti:

«Gli adulti non servono, ci fanno arrabbiare»;
«a volte rispettano l’ambiente, a volte no»;
«meglio un’isola gestita dai bambini o con le sorelle grandi», con la precisazione che «quando le sorelle grandi ci hanno insegnato come fare da soli le cose che ci servono, vanno via dall’isola»;
senza adulti «si può vivere più in libertà e non rimanere sempre in casa»;
«meglio se i bambini comandano»;
«quando gli adulti ci hanno insegnato, facciamo da soli»;
«gli adulti, quando litigano, hanno bisogno di andare dall’avvocato; noi si sistema tutto tra bambini e ci mettiamo poco per tornare amici».

Non mancano però le voci a sostegno della presenza degli adulti:

«ci hanno fatto nascere»;
«ci danno da mangiare quando abbiamo fame»;
«ci proteggono dal freddo»;
«ci comprano i vestiti»;
«anche noi diventiamo adulti»;
«ci comprano i giochi»;
«ci danno l’educazione e senza l’educazione non possiamo fare un bel posto dove vivere»;
«ci aiutano per la patente»;
«ci accompagnano in montagna [dove sarebbe pericoloso andare da soli]»;
«ci accompagnano al cimitero» dove si possono vedere nonni e bisnonni e conoscere la storia della famiglia.

fabeln3


 

TRENTO 2

Quando tocchiamo l’argomento degli adulti ci accorgiamo che il gruppo è diviso a metà: per undici bambine/bambini gli adulti potranno esserci (con una precisazione: solo le mamme), mentre per undici bambine/bambini gli adulti non dovranno esserci. Solitamente questa situazione è tipica dalla terza elementare in su: nella classe terza compaiono in più occasioni – a distanza di tempo e spazio – isole divise a metà: una parte riservata ai bambini, l’altra ai genitori e agli adulti.

Vediamo meglio perché il gruppo è diviso.

Le “ragioni” del no: no, perche così «possiamo fare tutto quello che vogliamo», «non ci facciamo la doccia»; perché gli adulti «non ci lasciano tutto il giorno al luna park»; perché così «ci compriamo quello che vogliamo»; «quando loro vengono, non possiamo mangiare cioccolata e dolci»; «solo loro comandano e ci rompono le scatole».

Più che di argomenti, si tratta di pretese variamente sfumate di “fare ciò che si vuole”. Argomenti più complessi si trovano, anche questi, generalmente, quando l’età aumenta. Da notare però che sono i coetanei a sollevare obiezioni a queste pretese. Ricordando innanzitutto che non si può fare ciò che si vuole, perché sull’isola sono state messe delle regole (questa classe, tra l’altro, teneva molto alle regole); inoltre, facendo ciò che si vuole ci si può anche fare male. Emerge poi una “ragione” degli affetti:

Perché sì: «Perché altrimenti chi coccoliamo e sbaciucchiamo?», chiede una bambina; senza gli adulti «ci perdiamo e non sappiamo dove andare»; loro «ci svegliano al mattino»; «cucinano» per noi.

 George-Dunlop-Leslie-Alice-nel-Paese-delle-meraviglie-1879
George Dunlop Leslie, Alice-nel-Paese-delle-meraviglie (Alice in Wonderland)


 

ROSIGNANO SOLVAY

La bambina che ha scelto di vivere fuori all’aria aperta, nel bosco, e che non accetta neppure l’idea di fare “giardini” nell’isola – perché gli animali nei giardini sono comunque prigionieri, come fossero in gabbia, rispetto al bosco libero – pensa ai genitori: «sono freddoloni, non vorrebbero vivere fuori e starebbero bene con la coperta elettrica; e anche se dicessero di sì, non verrebbero a vivere all’aria aperta come me». Un’altra bambina pensa che i genitori non andrebbero chiamati sull’isola, perché «sono abituati a vivere così,… troppo abituati» (Michela). «Non cambiano perché loro sono abituati a stare in casa e a pensare ai fatti loro» (Emmanuel). «Non cambierebbero perché vorrebbero sempre le cose sue, vorrebbero stare sempre in casa per non uscire fuori» (Miriam).

Al filosofo viene qui in mente Platone che nella Repubblica, tracciando uno schema teorico del governo migliore (548c), immagina di poter fondare la polis giusta coinvolgendo bambini fino ai dieci anni; in età più avanzata, ci sono già abitudini troppo radicate per il cambiamento, per la “rivoluzione” richiesta dal filosofo. Cfr. Repubblica, VII, 540 d – 541 b: «Ebbene – seguitai –, siete d’accordo ora che quanto abbiamo detto sullo Stato e su di una costituzione statale non è un semplice e vano desiderio, ma, se sia pur difficile la realizzazione, è tuttavia possibile, soltanto però come noi dicemmo, soltanto se i filosofi veri, uno o più, giungano ad avere in mano le redini dello Stato […]». Ma come si può? «Tutti coloro – risposi – che nello Stato abbiano superato i dieci anni di età, li manderanno in campagna; prenderanno poi i loro figli, ancora immuni da quelli che sono i costumi attuali, costumi ancora proprii ai loro genitori, e li educheranno secondo i proprii princìpi di vita, secondo le proprie leggi, quei princìpi appunto e quelle leggi che sopra abbiamo esaminato. Non è questo il mezzo più rapido e più facile per istituire quello Stato e quella sua costituzione di cui parlavamo, felice Stato e dal quale avrebbe giovamento grandissimo quel popolo dal cui seno sorgesse?» (Platone, Dialoghi politici. Lettere, vol. I, a cura di F. Adorno, Utet, Torino 1988, pp. 585-586). Sul taglio con le abitudini del passato, cfr. Politico 293d; Leggi 735b-736e.

La bambina che ha proposto la casa grande per vivere tutti insieme, invece, è certa: «La mia famiglia sono convincente a farla stare in una casa grande per tutti». C’è chi pensa che saprebbe convincere solo papà e sorella, perché «mamma vorrebbe stare a casa, sempre con la TV». Una bambina assumerebbe un impegno: «vorrei insegnare un po’ a mia mamma a giocare perché non l’ho mai fatto perché mia mamma quando era piccola ha avuto dei genitori che non la facevano giocare tanto».

Welti_Haus_der_Träume_1897
Haus der Träume (Casa dei sogni), Gemälde von Albert Welti (1897)

Un altro bambino osserva: «già tra papà e mamma ci sono differenze, ma cambierebbero la loro vita perché la mamma esce, perché lavora come tutte le mamme: cambierebbe il suo modo di lavorare».

E ancora:

«allora, per me già il mio babbo e la mia mamma mi farebbero andare lì da sola, perché mio babbo gli piace la città a girellare e mia mamma gli piacciono i negozi, i vestiti e non ci sono [sull’isola]… non ci sono le cose… e nelle città ci sono negozi di borse e scarpe; nessuno verrebbe tranne il mio gatto che va sempre a giro, sugli alberi, sull’Aurelia…passa fra le macchine».
«Il mio gatto Elia verrebbe perché si vuole sentire libero».
«I miei genitori non cambierebbero la loro vita perché sono abituati a vivere in casa, escono solo il mio babbo a lavoro e ritorna di sera… invece la mia mamma ritorna la mattina…».
«Escono solo per lavoro… il mio coniglio starebbe fuori tutto il giorno».

Prevale l’idea che «le famiglie non cambiano; a casa sono abituati così».

Però un’altra bambina la pensa così – diversamente dal fratello, che pensa che i genitori non sarebbero disposti a cambiare abitudini: «mamma verrebbe anche lasciando tutte le cose a casa… la conosco, non sa lasciare noi due da soli, sicché… sarebbero disposti a cambiare la vita…».

Affiora anche di lì a poco, pensando agli adulti e alla scuola, anche qualche idea per una scuola diversa:

«Vorrei avere più tempo per leggere»
«Si potrebbe per banco dei massi e la lezione all’aperto: … con le maestre»
«Si potrebbe andare in bici»
«Scrivere una storia… della nostra vita / o anche un dettato [all’aperto]»
«Vorrei giocare più con mia sorella e mio babbo e lei ha tanto da fare per la lezione e non riesco mai a giocare… e un giorno lui non è venuto nemmeno sabato e domenica»
«Potremmo studiare alberi, animali, le scienze cosa c’è nell’isola di particolare osservare il mare le conchiglie che sono laggiù».

 


 

MAZARA DEL VALLO

 

Bambine e bambini sono unanimi, in prima battuta, nel dire che gli adulti dovranno essere presenti sull’isola. Soltanto un bambino solleva un dubbio, che gli altri cercano poi di contenere e sfumare. Il punto è che se ci sono i genitori «poi non abbiamo tempo di fare niente perché dobbiamo ascoltare i grandi». Il suo vicino obietta: «chiediamo il permesso, quando vogliamo fare qualcosa». Ma in effetti si scopre che non è così semplice: a volte non basta chiedere il permesso. Perché i grandi impediscono a volte di fare cose che ai bambini piacciono? Perché dicono di “no”?

Qui i bambini elaborano – come Aristotele – un abbozzo di distinzione in categorie, da cui evidenziano che il “no” si dice in molti modi:

  • “No” riferito all’esagerazione: quando un bambino pretende troppo, vuole cose eccessive
  • “No” legato a una punizione: quando una cosa viene impedita per qualcosa che è stato fatto in precedenza e non doveva essere fatto (qualcosa che era stato proibito, un comportamento non buono in qualche circostanza e così via)
  • “No” legato all’intenzione di proteggere. Questo emerge con l’esempio dello squalo e degli scogli: a volte i genitori dicono di non tuffarsi o di non entrare in mare perché potrebbe esserci un sasso contro cui ci si farebbe male, o un altro pericolo, come uno squalo.

Il vero problema nasce quando c’è un quarto “no”: il “no” che sembra una punizione, ma “non si sa che cosa hai fatto”. Quando si chiede di fare qualcosa che si vorrebbe fare, che non sembra eccessivo ma “normale”, eppure l’adulto non sente o non risponde a questa esigenza, anche se l’adulto (apparentemente?) non ha altro da fare in quel momento.

Un bambino si consola così: «Quando diventiamo grandi, decidiamo noi».

Questo bambino solleva il dubbio che forse gli adulti non dovrebbero venire sull’isola.

«Ma ci mancano, poi», dice qualcuno.
«E chi vuole se li va a trovare», è la risposta.
«Senza mamma e papà possiamo morire», dice Milton.

famiglia-mazara-vicolo-pensiero-bambino
Dal Vicolo del pensiero bambino, Mazara del Vallo

Qui nasce una ulteriore discussione su altri due punti:

1) se bambine e bambini di 7 anni possano cavarsela da soli;
2) se gli adulti possano proteggere “da tutto”.

Sulla prima questione, la maggioranza dei bambini afferma chiaramente che gli adulti sono necessari per vivere: danno da mangiare, comprano le cose, si prendono cura del necessario per vivere. Ma qualcuno osserva: «ci sono bambini senza mamma e papà e devono lavorare per mangiare». «All’epoca di mia nonna, lei a 6 anni lavorava in fabbrica e se la doveva cavare da sola» (Matteo).

Sulla seconda questione, un bambino ricorda che ci sono pericoli da cui neanche gli adulti possono proteggere. Ad esempio «se sei in mare e vai verso un vulcano che ti ribalta la barca, ci troviamo persi nel mare». Dal vulcano neppure gli adulti possono proteggere e si può morire.

mazara-del-vallo

NOTA: Il progetto coinvolge quattro classi seconde (Scuola primaria) di tre diverse regioni italiane: partendo da nord, la Scuola primaria Clarina di Trento (IC Trento 4), con le due classi IIA e IIB di Antonella Demattè e Giovanna Faes; la Scuola primaria Europa di Rosignano Solvay (I circolo didattico) con la classe IIA di Patrizia Cinagli e Amalia Chierchiello; la Scuola primaria Ajello di Mazara del Vallo, con la classe IIB di Vincenza Nastasi, con un’attività aggiuntiva e preziosa della Dirigente Eleonora Pipitone, che ha permesso di intrecciare l’esperienza nella scuola con camminate e scoperte nella città, dalla Qasba al mare. Il progetto “Utopie elementari e di confine” è stato premiato e reso perciò possibile nell’ambito del bando “La prima scuola” promosso dall’associazione Zalab.