Nord Centro Sud: tre utopie in corrispondenza (2. dove abitare)

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EPISODIO 2 (di 6)

Immaginiamo di viaggiare verso un’isola disabitata, con il compito di farne un luogo in cui vivere davvero bene. Dopo aver fatto il punto sulle prime cose di cui avremo bisogno per vivere, ci chiediamo come saranno le nostre abitazioni.

Nota. Non riporto qui le trascrizioni dettagliate di tutte le conversazioni, ma le principali ipotesi emergenti dalla conversazione e dalla negoziazione tra i bambini, in modo che sia ben leggibile il confronto tra i quattro gruppi coinvolti. Il filosofo non assume qui la responsabilità di suggerire cosa è giusto o sbagliato (come potrebbe?), ma di segnalare ai bambini connessioni e tensioni possibili tra quanto essi stessi hanno detto. Le quattro scuole: TRENTO 1 (classe IIA, Scuola Clarina, Trento), TRENTO 2 (classe IIB, Scuola Clarina, Trento), ROSIGNANO SOLVAY (classe IIA, Scuola Europa), MAZARA DEL VALLO (classe IIB, Scuola Ajello). Sotto l’esposizione, si trovano maggiori dettagli sull’esperienza. Le utopie sono “in corrispondenza” perché le classi leggeranno i resoconti delle utopie dei coetanei, le commenteranno e si invieranno messaggi.  

TRENTO 1

 La prima proposta – si costruiscono tante case, ognuno la propria e dove vuole – raccoglie subito 13 voti; alla fine della conversazione diventeranno 3. Si affaccia poi l’idea di costruire una casa grande dove vivere tutti insieme: anche questa inizialmente raccoglie 12 voti e alla fine della conversazione ne otterrà solo 3.

Due idee propongono modi diversi di abitare lungo il fiume: su palafitte (2 voti alla fine) o su case costruite su ponti che collegano le sponde del torrente più grande dell’isola (1 voto). Precisiamo che non c’è da ridere se un’idea ottiene soltanto un voto, perché un’idea può comunque aiutarci a farne nascere altre o ad immaginare combinazioni che altrimenti non avremmo pensato.

L’idea che alla fine otterrà più voti è quella di abitare su un traghetto o, meglio, su una nave da crociera ormeggiata a ridosso dell’isola (8 voti): l’idea è di una bambina che ricorda con piacere un viaggio da Livorno verso la Sardegna (ma che non ricorda se Livorno è in Sardegna oppure no: visto che la classe è in relazione con un gruppo di coetanei che vive a Rosignano Solvay, vicino a Livorno, l’invenzione dell’utopia sarà anche un’ottima occasione per rimediare a questa incertezza e familiarizzare con la collocazione di altri luoghi sulla carta geografica: la curiosità e l’attenzione saranno motivate dal fatto di essere in collegamento con altri gruppi che lavorano allo stesso problema).

Un’altra ipotesi che affiora – che sembra tenere insieme le due idee iniziali: una casa per tutti e tante case – propone di costruire tante case, in modo che ognuno, oppure ogni famiglia abbia la propria, in modo tale però che le case costituiscano un cerchio attorno a un prato: in questo modo, sarà facile per i bambini uscire e giocare insieme, essendo subito vicini. La proposta ottiene 4 voti. Ne ottiene 1, invece, l’idea di andare ad abitare in alta montagna in baite sparse, collegate alla valle da una funivia.

mscfantasiaNave da crociera (da Wikipedia)


 TRENTO 2

Iniziamo a immaginare dove potremmo vivere: in «una casa di legno piccolina»; dovremmo però costruirne «tante» per tutti; costruire case «non vicino alle case degli animali», per non disturbarli; potremmo costruire «case sugli alberi, che non disturbano la natura sotto»; [si nota qui un altro tema che emerge, relativo alla presenza dell’uomo come possibile “disturbo” per la natura] potremmo costruire «case sui ponti»; «case di pietra», «case di mattoni», oppure «abitare in grotte: [la grotta] è dalla natura e allora non sposti niente [per farla e abitarci]»; «[la grotta] c’è già e non devi costruire tanto», dice un bambino.

Una bambina sogna «tante grotte vicine per non camminare tanto per arrivare dagli amici». Ma nelle grotte potrebbe esserci qualche orso, dice un bambino.

Altre ipotesi: «se si costruiscono case di legno e un animale attacca, le rompe; meglio le pietre»; una bambina però suggerisce «tende di paglia»; con le rocce poi «non ce la facciamo», anche se una bambina dice che «se ci aiutiamo portiamo sassi possiamo farcela in due»; il problema con le case di paglia è che «il vento rischia di distruggerle». Torna l’idea della caverna: si potrebbe fare un «letto di erba», che «non dura tanto», o di «muschio», o «con la paglia»:

«Ma l’erba non può mica farti un letto!»
«Sì, se la sdrai per terra»
«è meglio il muschio»
«Ma non usiamo tanta erba, ché ci potrebbe essere la casa di un insettino e per sbaglio lo uccidiamo».

anonimo-grotta Anonimo romano (sec. XVII) Pastori e mendicanti in una grotta

Senza votare un’ipotesi, i bambini preferiscono che ognuno abiti dove e come vuole: quindi sull’isola ci saranno case di pietra o sui ponti, case sugli alberi e case di paglia, e qualcuno abiterà nelle grotte. Ci sono anche «case di neve», per chi vuole, e «case in montagna», dove «il fumo va in alto e non sulla natura sotto» [ancora una volta, l’accento su questa presenza volatile che non vuole pesare sulla natura “sotto”, difficile da elaborare, se non per immagini e metafore].

case-su-alberiLa casa sugli alberi più grande (parco di Alnwick, Northumberland, GB)

 


ROSIGNANO SOLVAY

Si è fatta l’ipotesi di abitare in tende, per avere un maggiore contatto con «l’aria aperta», o in una grotta tutti insieme, anche se c’è chi preferisce vivere in una casa propria. C’è chi vuole una grande casa di legno, per viverci tutti insieme: la bambina che propone questa idea è d’accordo sul vivere tutti insieme, perché insieme si sta meglio, ma ritiene troppo scomoda la grotta.

A volte la scelta sembra dipendere dal pensiero di una singola situazione piacevole: un bambino ad esempio dice che preferirebbe vivere in case di mattoni – ognuno a casa sua – «perché sennò se uno casca può rompere qualcosa che noi preferiamo». Altre idee:

– una casa di cemento, tutti insieme, «perché si sta bello tutti insieme»
– una casa di mattoni: una per ognuno, «perché [altrimenti] se vai in bagno ci sono le file»
– «ma si potrebbero fare tanti bagni dentro la stessa casa»
– (a proposito dell’essere “leggeri” sull’isola): «attenzione, se la facciamo di legno la casa, tagliamo gli alberi»
– (problemi legati a tende e grotte): insetti velenosi, animali come le vipere
– (problemi legati alle case di legno): il vento le può buttare giù

Finché Niccolò esprime una preferenza insolita:

«tende, case di mattoni e baite e grotte per me no; però dormirei sulla terra, invece di stare dentro alle case e alle tende. E se piove patirò. Perché nelle grotte mi sento chiuso come in città; poi quando uno va fuori e dorme, lì fuori si sente l’aria, si sente di essere in un’isola bella con alberi e animali».

A chi gli fa notare che l’idea non è praticabile, che si può uscire anche dalle case (anche se di notte non puoi uscire perché chiudi la porta), il bambino ribadisce che «fuori è più bello, sei in un’isola e si sta fuori e c’è aria: se uno sta nelle case chiuse e nella tenda, sembra che ci sia poca aria; quando uno sta fuori può stare fuori, correre…».

Un bambino osserva che «nessuno ha pensato a dormire nella nave: non ci sono insetti e animali che ti mangiano e c’è tanto spazio per tutto». Intanto alcune bambine osservano che non si potrebbe vivere fuori, per la scomodità, la pioggia, il vento. Niccolò però non demorde e introduce la distinzione tra uomo e donna in questo modo: «La natura è più bello: sì c’è il vento, ma voi perché siete bimbe, noi siamo maschi, lo sopporto il vento!».

La votazione porta al seguente esito: 9 per le tende, 3 per le case di mattoni singole, 2 per la casa di mattoni grande per vivere tutti insieme, 1 per la grotta, 1 per vivere fuori all’aperto (poi la stessa idea della vita all’aperto sarà abbracciata da una bambina).

algonquian
Schizzo di villaggio Algonquian – Nord America – XVI sec.


MAZARA DEL VALLO

L’ipotesi prevalente è che ognuno può abitare dove vuole. Nasce però la domanda se sia meglio abitare vicini o lontani. In un primo momento, tre bambini preferiscono vivere lontani dagli altri, dodici preferiscono vicini. Si potrebbe vivere in capanne.

Capanne_sulla_spiaggiaCapanne di pescatori sulla spiaggia (G. Costa, 1853)

L’alternativa tra l’essere vicini e lontani viene declinata in questo modo: più si vive vicini, meno spazio si ha a disposizione; più si vive lontani, minore è la compagnia. Un bambino osserva che «con meno compagnia si piange di più e si ha più paura», ad esempio del buio. Proprio questo bambino, che aveva scelto di vivere lontano dagli altri, dopo la conversazione su spazio e compagnia preferisce la seconda opzione.

Solo uno manterrà la scelta di vivere lontano dagli altri, pensando soprattutto al fastidio che danno quando “urlano”. L’assunto che sembra emergere dalla conversazione è che è bene che ognuno abbia i suoi spazi, vivendo dove vuole. Una bambina è particolarmente preoccupata di sottolineare questo aspetto: «Se succede qualcosa, accanto ad altri non si ha paura», «meglio insieme che soli», «se succede qualcosa si può scappare insieme e non da soli» (Sofia).

I bambini chiariscono poi a se stessi e al filosofo che, certo, il fatto di vivere “ognuno dove si vuole” non è così semplice: perché un bambino potrebbe voler abitare accanto a un altro e questo secondo bambino potrebbe non volere. In tal caso, bisogna mettersi d’accordo ogni volta. Il problema è trovare un bell’equilibrio tra l’essere vicini e l’essere lontani. Anche qui il “troppo” nell’uno e nell’altro senso possono creare problemi, ma la preferenza va decisamente all’essere insieme e all’essere vicini.

 

NOTA: Il progetto coinvolge quattro classi seconde (Scuola primaria) di tre diverse regioni italiane: partendo da nord, la Scuola primaria Clarina di Trento (IC Trento 4), con le due classi IIA e IIB di Antonella Demattè e Giovanna Faes; la Scuola primaria Europa di Rosignano Solvay (I circolo didattico) con la classe IIA di Patrizia Cinagli e Amalia Chierchiello; la Scuola primaria Ajello di Mazara del Vallo, con la classe IIB di Vincenza Nastasi, con un’attività aggiuntiva e preziosa della Dirigente Eleonora Pipitone, che ha permesso di intrecciare l’esperienza nella scuola con camminate e scoperte nella città, dalla Qasba al mare. Il progetto “Utopie elementari e di confine” è stato premiato e reso perciò possibile nell’ambito del bando “La prima scuola” promosso dall’associazione Zalab.