Nord Centro Sud: tre utopie in corrispondenza (1. Quali sono le prime cose di cui avremo bisogno)

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EPISODIO 1 (ne seguiranno altri 5)

Immaginiamo di viaggiare verso un’isola disabitata e ci chiediamo, come Platone quando fa dialogare Socrate e i suoi interlocutori nella Repubblica, quali saranno le prime cose di cui avremo bisogno per vivere, tenendo conto del fatto che il nostro compito consiste nel fare dell’isola un luogo in cui si possa vivere bene.

Nota. Non riporto qui le trascrizioni di tutta la conversazione, ma le principali ipotesi emergenti dalla conversazione e dalla negoziazione tra i bambini, in modo che sia ben leggibile il confronto tra i quattro gruppi coinvolti. Il filosofo non assume qui la responsabilità di suggerire cosa è giusto o sbagliato (come potrebbe?), ma di segnalare ai bambini connessioni e tensioni possibili tra quanto essi stessi hanno detto. Le quattro scuole: TRENTO 1 (classe IIA, Scuola Clarina, Trento), TRENTO 2 (classe IIB, Scuola Clarina, Trento), ROSIGNANO SOLVAY (classe IIA, Scuola Europa), MAZARA DEL VALLO (classe IIB, Scuola Ajello). Sotto l’esposizione, si trovano maggiori dettagli sull’esperienza. Le utopie sono “in corrispondenza” perché le classi leggeranno i resoconti delle utopie dei coetanei, le commenteranno e si invieranno messaggi.  

Trento 1

Le prime cose che vengono in mente sono una barca, una barca a vela o motoscafi. Poi «una casa», dice una bimba. Ma precisa, su richiesta, che intende dire «tante case» e non una casa per tutti. Poi le voci di bambine e bambini si susseguono veloci, precisando che avremo bisogno di cibo, di acqua, di una lavatrice, di cose fatte di paglia e di foglie; avremo bisogno di giochi, di trottole, di kit per il pronto soccorso (anche giocattolo), di puzzle, di giochi come L’allegro chirurgo. C’è anche, tra i bambini, chi vuole un jeepone, una jeep grande, un monster truck insomma.

Una bambina suggerisce di costruire un «parco giochi», poi c’è chi chiede una scuola. Ancora: canne da pesca per sopravvivere, cioè per procurarsi di che mangiare; biciclette di bambu; animali domestici come i cani, sedie, letti e fiori. Sull’isola, diciamo, dei fiori ci saranno già, ma una bambina chiede di portarne alcuni, nel caso non ci fossero: prima di tutti, le rose.

anonimo-porto
Anonimo, Lingelbach Johannes – sec. XVII. Marina con porto, velieri, barca e mendicanti


TRENTO 2

Di cosa abbiamo bisogno, dunque, per prima cosa? Qui anziché cose e strumenti tangibili, sulla scia della prima risposta di un bambino, vengono menzionate anzitutto regole. «Abbiamo bisogno di cartelli da mettere in giro con delle regole che dicono cosa non si deve fare»; «Non uccidere gli animali»; «E non disturbare gli animali»; «E neanche le persone». Si fa l’ipotesi di «una ringhiera per animali, che li tiene tutti dentro per proteggerli e certe volte li lasciamo liberi», ma la maggioranza non è d’accordo, perché gli animali così «si sentirebbero in gabbia» e «si sentirebbero soli». Nota: si sentirebbero soli anche se sono tutti insieme, essendo in una gabbia. Poi: «non rovinare la foresta e non tagliare gli alberi»; «non costruire tante città»; perché no?, «per l’inquinamento», «perché gli animali stanno male e anche noi».

ambiente-pulitoDal Vicolo del pensiero bambino, a Mazara del Vallo

Si notano qui due cose: compare il riferimento al “tanto”, che poi torna anche nella variante “troppo” e che costituisce una preoccupazione costante dei bambini impegnati a immaginare l’utopia: occorre evitare di fare tanto o troppo in una direzione o di un’azione sul paesaggio. Inoltre, si nota il costante richiamo agli animali, che a tratti sembrano essere concepiti come “segnalatori” di una condizione di benessere possibile: come dire, se gli animali stanno male in una situazione, stiamo male anche noi.

Non è però chiaro per tutti se noi esseri umani, donne e uomini, «siamo animali»: anche se molti dicono che lo siamo perché «siamo nati da scimmie», sette bambini dicono che non siamo animali. In effetti, si coglie qui sia la nostra appartenenza al regno animale, sia la specificità e la discontinuità che caratterizza la nostra appartenenza. Potremmo chiederci: che tipo di animali siamo? Quanto sono diversi tra loro nel modo di fare e conoscere anche altri animali, ad esempio un insetto e un mammifero? E così via.

homo-google
Primi risultati della ricerca su Google con chiave “homo” (aprile 2015)

Dovremmo poi, dopo avere precisato le regole, «procurarci il cibo», «con la pesca» oppure con la raccolta (castagne, ciliegie). Ma ecco tornano le regole: «Si devono proteggere le foreste»; «Non si deve tagliare l’erba»; «La lasciamo crescere e si taglia quanto è troppo alta»; «ma non se ne taglia troppa»; «Non facciamo buche in spiaggia troppo fonde, perché ci potrebbero cadere bambini piccoli di un anno» (nota: i bambini pensano qui a non fare cose che possano mettere in pericolo bambini molto più piccoli di loro); «nemmeno ai pesci ci si deve fare del male», dice un bambino pensando a chi ha detto che dobbiamo procurarci il cibo pescando; «ma ce ne sono tanti nell’oceano», dice un altro; «ma se noi ne prendiamo uno e nuotiamo, e mamma e papà [di quel pesce] ci vedono ci possono mangiare».

Dodici bambini sono dell’idea che vanno difesi anche i pesci: «ma non riusciremo a mangiare», dice uno; «sì invece, tipo noci di cocco se ci sono», dice un altro. Ecco poi uno scambio di battute, a partire da chi vorrebbe mangiare pesci ma non troppi: «Non mangiamone troppi sennò rischiano di estinguersi» «Cosa vuole dire?» «Significa che “scompargono”». Un bambino mostra come il problema sembra cambiare con la frutta: «mangiamo una pera e i semi poi rifanno una pera». Un bambino arriva a proporre l’idea di difendere un animale [preda] da altri animali che lo vogliono mangiare. Così facciamo il bene dell’animale minacciato. Così questi animali non si estinguono. C’è chi dice però che, così facendo, facciamo poi morire l’animale che non riesce a mangiare e a trovare prede: «Ma l’animale che muore è peggio per lui»; «Se si estingue sarebbe meglio per l’altro animale che non avrebbe più problemi»; «Ma allora si estinguono quelli che mangiano». Qui si potrebbe introdurre un approfondimento sulla catena alimentare e sulla sua complessità.


Rosignano Solvay

Un bambino dice che «bisogna trovare un posto dove non ci sono tanti alberi e trasportare mattoni e roba che ci serve come il cibo»; una bambina aggiunge che bisogna «portare vestiti, da bere»; seguono altre idee: acqua, vestiti, ci servono mattoni per fare case… Non è detto però che questi servano davvero, perché un bambino suggerisce che, se non si costruisce una casa, si può prendere una tenda e si vive così, facendo il caldo con il fuoco tramite la legna. A qualcuno l’idea piace: «Per me [è meglio vivere] con le tende, perché puoi uscire all’aria aperta anche di notte e quando stai in casa». A chi nota che si può uscire anche da casa, il bambino ribatte: «sì, però se stai in casa, ti metti a dormire e vai … non ce la fai a uscire… Con la tenda sono più sicuro di uscire»… Sono «più leggero».

accampamento
Kampement van het leger van Willem III voor Leuven, 1674, Tenten, paard en wagen

È importante, aggiunge un altro bambino, la «sensazione dell’aria aperta». Tornando alle cose da portare, una bambina pensa alle «cure per quando le persone si sentiranno un po’ male», alle medicine. Qui il discorso sull’abitazione si intreccia a quello sulle cose da portare. Un bambino pensa che potremmo anche «trovare una grotta e trasformarla in casa, perché le grotte sono più lunghe e larghe delle case» e si potrebbe vivere «tutti quanti in una stessa grotta». Un altro bambino ripensa ad un’altra delle prime cose che è stata detta e osserva: «Potremmo non prendere cibo: andrei sott’acqua per i pesci… poi si potrebbero portare semi di tante piante; non dobbiamo portare cibo [confezionato], che poi le confezioni si buttano nel mare… butteresti tutta la roba che hai portato, le lattine… e il mare si danneggerebbe e comunque per fare il cibo non avresti più scorte». Una bambina preferisce che ognuno abbia la sua casa, al vivere tutti insieme… L’idea che sembra prevalere è quella di essere leggeri su questa terra dell’isola. Una bambina preferisce la tenda «perché mi piace l’aria aperta», anche se c’è bisogno di un bagno, per lavarsi… Ma questa idea, «ci serve l’aria fresca», è largamente condivisa: «teniamo pulito l’ambiente, l’aria».


Mazara del Vallo

Le prime cose di cui avremo bisogno sono: cibo, acqua, supermercati, barche, pecore, strade, libri, scuole, aerei e aeroporti, semi, conchiglie, alberghi, palle per giocare, un parco giochi, banche (per il denaro, che servirà sull’isola), fiori, ristoranti, costumi di salvataggio, macchine (in un primo momento), edicole, fogli per disegnare, bar, bici e ombrelloni, case e una chiesa. L’elenco potrebbe continuare a lungo, ma ricordiamo che la domanda riguardava le prime cose di cui avremo bisogno e nell’elenco ce ne sono già tante.

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Pieter Bruegel, Il matrimonio contadino (1568)

I bambini si soffermano anche sulle cose da non portare: bombe, bazooka, armi, pistole, coltelli (forse quelli per mangiare), sigarette, droga (=”come medicine che fanno male alle persone”): pensando all’inquinamento, emerge l’idea di non avere macchine sull’isola e di utilizzare biciclette per spostarsi.

Un bambino però fa notare che in questo modo ci si stanca e che non sempre è comodo. Su questo punto si potrebbe discutere a lungo e non si riesce a trovare, per il momento, un’ipotesi largamente condivisa. C’è bisogno di tempo e, del resto, questo è un gioco infinito – come la democrazia – perché in effetti non finisce mai, non c’è un risultato definitivo, non ci sono vincitori e perdenti, ma ipotesi provvisoriamente accolte o sospese, con maggiore o minore convinzione, da ridiscutere nel tempo.

NOTA: Il progetto coinvolge quattro classi seconde (Scuola primaria) di tre diverse regioni italiane: partendo da nord, la Scuola primaria Clarina di Trento (IC Trento 4), con le due classi IIA e IIB di Antonella Demattè e Giovanna Faes; la Scuola primaria Europa di Rosignano Solvay (I circolo didattico) con la classe IIA di Patrizia Cinagli e Amalia Chierchiello; la Scuola primaria Ajello di Mazara del Vallo, con la classe IIB di Vincenza Nastasi, con un’attività aggiuntiva e preziosa della Dirigente Eleonora Pipitone, che ha permesso di intrecciare l’esperienza nella scuola con camminate e scoperte nella città, dalla Qasba al mare. Il progetto “Utopie elementari e di confine” è stato premiato e reso perciò possibile nell’ambito del bando “La prima scuola” promosso dall’associazione Zalab.